
(di Mauretta Capuano) Massimo Cacciari porta ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ e l’attualità del pensiero di Karl Kraus in Tv sabato 13 giugno in prima serata sul Nove e in streaming su discovery+. È un modo per cercare di scuotere la situazione drammatica in cui ci troviamo, un grido d’allarme come quello che si trova nel capolavoro del 1922 del giornalista, commediografo e autore austriaco. “Krauss è un maestro nel suscitare orrore e paura e io credo che noi dovremmo avere orrore di ciò che sta avvenendo e paura di ciò che potrebbe capitare” dice all’ANSA Cacciari. Ma cosa possiamo concretamente fare? “Intanto sentire l’orrore e avere paura sono ottime medicine per reagire. Avere gli occhi aperti e avvertire appunto che siamo sull’orlo del precipizio sarebbe già qualcosa, ma mi pare che non lo siamo affatto”.
Appuntamento speciale del ciclo di Nove dedicato alla Storia recente raccontata da grandi autori del panorama italiano, Cacciari rilegge questo capolavoro del teatro espressionista, violenta satira ai media e alla società dell’epoca, dove troviamo la progressiva disumanizzazione dei conflitti, la precarietà dei rapporti internazionali e la corruzione del linguaggio, perché “quando le cose diventano così drammatiche – dice – l’arte e la parola di grandi artisti è più efficace per scuotere le coscienze di diecimila saggi e diecimila libri scientifici”.
L’inedita lectio magistralis di Cacciari è arricchita da letture sceniche di Massimo Venturiello e Paola De Crescenzo, che si intrecciano ad animazioni di Intelligenza Artificiale sul periodo bellico.
Ma è la prima volta che fa una cosa così in tv? ”Non mi ricordo, trasmissioni, lezioni, letture ne ho fatte parecchie.
Credo che in questo caso sia più complesso dal punto di vista registico e di messa in scena. Le parti di lezione mie si alterneranno con delle letture non soltanto di Kraus, anche di altri autori Nietzsche, Dostoevskij e poi molte immagini”.
La rilettura di questo capolavoro di Kraus quali legami ha con il nostro presente? “Una guerra che mira semplicemente alla eliminazione del nemico in quanto barbaro, criminale, in cui, come diceva Kant, si punta allo sterminio, in altri termini una guerra assoluta. Per Kraus questo significava appunto la fine di ogni umanità”. Noi siamo alle prese con più guerre, vale per tutte? “Sì, più o meno vale per tutte le guerre di eliminazione di un’altra nazione. Qui sembra che il nemico non sia più soltanto il governo, il regime, l’esercito avversario, ma il popolo. Da un certo punto di vista quella tra Ucraina e Russia è una guerra tra eserciti, ma è una guerra civile di fatto, quindi, con complicazioni ulteriori. Anche quelle europee della prima guerra mondiale erano civili in fondo perché erano guerre che anche per Kraus avvenivano nella famiglia europea. Il conflitto israeliano è un conflitto tra semiti. Tutto viene stabilito sul piano del più forte, ma sono eliminazioni perché obiettivamente anche quella di Hamas è una politica di eliminazione dell’altro. Guerre che portano alla disumanità”.
La questione più drammatica per Cacciari è “che non ci sia una politica di pace o di compromesso. Può accadere che uno Stato si proponga, ma poi ci vuole una volontà complessiva. La questione Mediorientale non verrà mai risolta solo da Trump o solo da Israele, ci vogliono dei tavoli in cui avviene uno sforzo reale da parte di tutti per giungere ad un trattato e i trattati non li puoi fare con alcuni degli interessati assenti. A meno che appunto la guerra non si sia conclusa con una resa incondizionata. Quindi o c’è un trattato, ma un trattato vuol dire che tutti sono seriamente coinvolti, oppure si continua la guerra fino a che c’è la resa incondizionata. E lei cosa pensa che succederà? “Se tutti quanti avranno, magari anche i nostri politici, sufficiente orrore di quello che si sta commettendo e saranno abbastanza intelligenti da capire di aver paura di quello che può succedere se la valanga continua a precipitare senza che nessuno la contenga, allora può darsi che ne usciamo, altrimenti staremo a vedere e che Dio ci salvi!”. Alla fine de ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ “c’è una voce divina fuori campo che grida ‘Io non l’ho voluto!’ di fronte allo sterminio.
Vince l’anticristo, il signore delle iene canta il suo canto di vittoria. Speriamo di non finire così”.