
(di Paolo Petroni) MARCO LODOLI, ”SOLO UN GIORNO” (EINAUDI, PP. 80 – 14,00 EURO) – Marco Lodoli è uno degli scrittori più fedeli a se stessi e a un suo raccontare come la realtà possa essere illusoria e le illusioni, i sogni reali, puntando sempre su realtà quotidiane, dalla cameriera ‘Italia’ che racconta la famiglia Marziali, per fare due esempi, all’intimo sentimento della bidella di ‘Tanto poco’, per arrivare ora alla fuga d’amore di Scipione e Cecilia. Tutto raccontato con uno stile pulito, una narrare diretto quasi sempre tenendosi sotto le cento pagine, come a creare i capitoli di un unico grande romanzo italiano dei nostri giorni, con spesso una difficoltà di comunicazione tra esseri umani che impedisce un conoscersi davvero, un fare i conti con la realtà.
Scipione esce di casa, dove la madre e il padre, che si sono indebitati per farlo studiare, stanno allestendo un festa con i parenti per il neo dottore che sta andando a laurearsi, nel suo vestito elegante incontra Cecilia, anche lei ben vestita in vista della foto di classe di fine anno, la sua dirimpettaia che spesso ha osservato dalla finestra. Lui la invita a salire sul proprio vecchio motorino e i due, come prigionieri di questo loro destino ben delineato, iniziano un viaggio meraviglioso, un deragliamento sulle ali di un amore sbocciato all’improvviso, in cui nulla è come sembrava, a cominciare dalla discussione della tesi di Scipione.
Tornando al motorino lo trovano rovesciato a terra che a lui sembra un grosso insetto ribaltato e gli fa pena, sicuro che ”a volte anche le cose soffrano”. E mentre pensa al padre e la madre rimasti soli in casa, ”seduti tra le torri franate di tramezzini e le scodelle di patatine sbriciolate”, l’idea è di andare al lago di Castel Gandolfo, ”un bel posto tondo”, ma Cecilia replica che oggi non devono ”avere pensieri piccoli e tristi: oggi dobbiamo andare al mare”, dove lei nuotando sparisce all’orizzonte gettandolo nella paura e l’ansia. Ecco insieme l’idea di non avere confini e la paura che se ne può provare.
E’ l’inizio di un’avventura sostenuta dalla scoperta dell’amore, da una complicità nuova, da un’innocenza naturale, pur così affrontando anche realtà che sconfinano nel romanzesco e in poco tempo vivere tutta una vita fatta di sentimento, nascita, morte, ritrovarsi e fuggire inseguiti da Mircea, il braccio destro del macellaio Zio Porco, liberi e con senso di colpa, dopo aver ”aspettato per tanto tempo, e ora le cose accadono” in un giorno che ne contiene infiniti.
Siamo davanti al sogno di una vera vita dell’inettitudine piccolo borghese, a fantasie a occhi aperti mentre il tran tran, gli impegno oppressivi si presentano con la loro necessità costrittiva, ma che forse, in due giovani come Scipione e Cecilia che rientrano nei propri ruoli preannuncia possibili percorsi esistenziali diversi.