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Pubblicado da Collezionista di News in 27 Gennaio 2025
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    Una prosa “rivoluzionaria”, il sogno avverato di una scuola di scrittura, la ricerca di nuovi linguaggi e la deludente incursione in quello cinematografico o teatrale. E ancora, l’amore per la musica, l’esperienza giovanile dello scoutismo: c’è un sorprendente parallelismo nella narrazione della loro avventura di scrittori tra due grandi autori, Alessandro Baricco ed Eshkol Nevo, trasmessa ieri dal palco del teatro Quirino di Roma. Un evento per festeggiare il compleanno dell’autore piemontese e la casa editrice Feltrinelli. Ma soprattutto per far ascoltare la voce dei due autori ai tanti lettori giunti con la speranza di scoprire dov’è che si annida il segreto di una scrittura che ti cattura.
        “Non mi era mai accaduto: in genere condivido con altri scrittori con cui mi confronto una soglia interessante, ma ridotta, di esperienze e punti di vista comuni. Con Alessandro questa condivisione sale al 99%!” si stupisce Nevo alla fine di una serata in cui hanno raccontato, sollecitati dalle domande di Annalena Benini, cosa significhi scrivere. E più in generale comunicare: come hanno fatto ad annusare, ed anticipare, il cambiamento, come hanno fatto diventare le loro opere dei “classici della contemporaneità”. Facendo, per dirla alla Baricco, quella rivoluzione con cui Kate Moss ribaltò per sempre l’immaginario di modella o quel salto in alto con cui Dick Fosbury reinventò l’atletica o Maria Callas il canto lirico.
        “Sono una persona mite, pacifica però ho sempre adorato spaccare. Celine diceva: ‘scrivo per rendere impossibile agli altri di farlo’. Io ce l’ho questa cosa ma non è competizione.
        Quando ho iniziato a scrivere si pubblicavano cose che non vi potete immaginare. E io insieme ad altri miei contemporanei, ho fatto…pum pum pum!, li abbiamo eliminati tutti” confessa Baricco con in mano la sua immaginaria pistola fumante. Anche per Nevo la chiave è la stessa tant’è che cita “La strada non presa” di Robert Frost: “a volte mi rendo conto che scrivo per provare a vivere quella vita che avrei vissuto nella strada non presa” . Ma anche per questo il più delle volte è il caso che ti porta per mano perché spesso la vita è più sorprendente della fantasia: “Così è nato uno dei miei libri di maggiore successo, Tre Piani. In quel periodo non avevo la patente e mi muovevo in treno e bus, dove la gente al telefono racconta ad alta voce cose personalissime”. Ma “ultimamente ho riscoperto anche la cura della scrittura. Mi hanno chiesto di tenere un laboratorio per aiutare le persone colpite dalla guerra ad affrontare i loro traumi. Chi scrive non deve per forza avere talento: farlo è già una cura. Noi scrittori, narratori, abbiamo un ruolo molto importante” .
        E proprio l’idea della scuola come palestra di creatività e umanità è l’esperienza che avvicina così tanto i due scrittori.
        “Alessandro non lo sa ma mi ha cambiato la vita. Ho fatto un corso alla Holden e fu una sorpresa: era un luogo così cool, pazzesco. Sono tornato in Israele e ho deciso di aprirne una anche io. Volevo un luogo in cui si coltivasse la tolleranza, la non violenza, l’empatia, dove si formassero persone aperte, sensibili: e così cambiare la società. Come si diventa scrittori? Io l’ho scoperto quando da ragazzo dovetti accompagnare un gruppo di scout: la sera intorno al fuoco avevo il compito di dover raccontare una storia che facesse paura ma non troppo. Per tutto il tempo ho pensato unicamente a questo: ma poi i ragazzi ne rimasero affascinati. Lì ho capito che potevo raccontare bene delle storie”.
        Ecco il caso. “Ho fatto lo scout anche io!” rivela, per inciso, Baricco. “Pensavo che scrivere fosse un modo per cambiare il mondo. Sono cresciuto facendo una cosa che mi piaceva fisicamente fare. Poi insegnare e apprendere è una cosa fantastica che provoca, come sapevano bene i greci, una tensione erotica. E scrivere ti dà una postura nei confronti del mondo sobria, armonica, bella: offre una luce che rende migliori le persone e il mondo. Il 95% di chi frequenta la Holden scopre, più della scrittura, l’ascolto, la cura”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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