
(di Alessandra Baldini) Andrea Bajani sul New Yorker anticipa uno stralcio del suo ultimo romanzo, L’Anniversario, che ha vinto un anno fa il Premio Strega e che questo agosto uscirà negli Usa nella traduzione in inglese del poeta Geoffrey Brock. “E’ stata una vera rivelazione. Quando l’ho letta, ho pensato: questo – in inglese, nell’inglese di un poeta – è il vero romanzo che avrei voluto scrivere ma che, per ragioni linguistiche, non potevo scrivere. Ho dovuto scriverlo in italiano, ma era come se l’avessi pensato in inglese”, ha detto Bajani al New Yorker in una intervista pubblicata a margine del numero di questa settimana dedicato interamente alla fiction.
“Questa epifania mi ha portato a un’altra consapevolezza: lo avevo scritto avendo in parte in mente anche i lettori americani. Istintivamente stavo cercando di far emergere da questa ‘storia italiana’ qualcosa di più universale, qualcosa che, pur riguardando certamente il mio Paese, potesse in qualche misura riguardare chiunque altro”, ha aggiunto l’autore di Cordiali saluti e Se Consideri le Colpe che da sei anni vive a Houston dove insegna scrittura creativa alla Rice University: e’ stato li’ che ha scritto L’Anniversario.
Bajani racconta al New Yorker la genesi del romanzo, nato dalle lezioni di un corso intitolato Writing the Family: “La famiglia, come argomento, porta con sé due elementi che alzano la temperatura di qualsiasi storia: la politica e le nostre emozioni più primordiali, cioè praticamente tutto ciò che mi interessa nella letteratura”, spiega: “La prima volta che ho tenuto il corso, una cosa mi colpì più di tutte: i racconti degli studenti erano pieni di dolore e la sofferenza all’interno della famiglia veniva percepita come inevitabile. Mi sembravano Minotauri imprigionati nei labirinti, convinti non solo di essere dei mostri, ma anche che tentare di uscirne — o soltanto immaginare di farlo — fosse un crimine, nonostante la violenza che permeava le loro narrazioni”.
Un giorno, d’istinto, e perché gli piace svolgere gli esercizi che assegno ai miei studenti, Bajani inizio’ a scrivere una storia che fosse l’esatto contrario: quella di un uomo che decide di trovare l’uscita e andarsene, “di fuggire dal labirinto di una famiglia dolorosa, semplicemente perché sente di avere il diritto di farlo”. Bajani si dice convinto che compito della letteratura e’ scardinare i tabù: “Questo influenza il processo di scrittura, che richiede una forza aggiuntiva, perfino una rabbia ulteriore, perché contestare il potere ufficiale – che si annida dentro di noi – richiede una certa dose di temerarietà”.
L’Anniversario e’ stato scritto “come in preda alla febbre”.
La prima stesura della storia ha richiesto soltanto venti giorni: “Nei tre anni successivi ne ho scritto ventidue versioni, cercando di fare in modo che ogni frase dicesse esattamente ciò che doveva dire: senza compiacimento, senza esibizionismi e, soprattutto, senza giudicare i miei personaggi”.