
VANIA COLASANTI-SERGIO ROSSI ‘ARTE CRIMINALE’ (BALDINI+CASTOLDI, PP 208, 19,00 EURO) Dipingeva madonne dal volto etereo ma circuiva le monache nei conventi, Filippo Lippi, mentre Raffaello Sanzio amava talmente le donne che la sua morte a soli 37 anni fu attribuita da alcuni storici come Vasari agli eccessi di una notte d’amore; e poi Caravaggio, genio pittorico ma anche uomo in fuga perché omicida durante una rissa o Gian Lorenzo Bernini, scultore prediletto da papa Urbano VIII, che per gelosia fece sfregiare l’amante infedele, Sono solo alcuni dei protagonisti di ‘Arte criminale’ di Vania Colasanti e Sergio Rossi che nel libro dal sottotitolo ‘Vite spericolate tra genio, eros e follia’ raccontano le vite di artisti le cui biografie sono contrassegnate da eccessi e sregolatezza senza che la loro opera ne risulti macchiata.
Il racconto, che si attiene sempre alle fonti storiche, arriva fino agli artisti moderni con la vita al limite di Vincent Van Gogh o Amedeo Modigliani fino a Munch che celebra le sue allucinazioni nell’Urlo o Jackson Pollock, massimo esponente dell’Action Painting, devastato dall’alcol, che muore all’apice della sua carriera in un incidente stradale, uccidendo anche una delle due donne che viaggiavano con lui.
Di alcuni artisti si conoscono le debolezze e i vizi come l’amore per le liti e i duelli di Caravaggio di cui nel libro gli autori ricostruiscono nei particolari anche inediti quel “duello maledetto del 28 maggio 1606, quando un fallo al gioco della pallacorda era diventato il pretesto per un regolamento di conti a fil di lama”: vittima del grande pittore sarà Ranuccio Tomassoni, uno dei capi della malavita romana che, con il fratello gestisce il giro della prostituzione. Non è tanto la foga del gioco o un debito da pagare, ma secondo alcuni un affaire che la moglie di Ranuccio, Lavinia, avrebbe avuto con Caravaggio, la miccia che fece esplodere l’ira degli avversari o forse una cortigiana ritratta dall’artista, Fillide Melandroni, modella e prostituta della scuderia dei Tomassoni nonchè amante dello stesso Ranuccio. E non sarà l’unica esplosione d’ira che scatenerà un duello o l’ennesima rissa che ha per protagonista il pittore.
Di Caravaggio come di un’altra protagonista dell’arte del ‘600 di cui fu anche maestro, Artemisia Gentileschi, prima donna ad essere riconosciuta ‘pittrice’, vittima di violenza carnale che con notevole coraggio denunciò alle autorità, si conoscevano le esistenze travagliate, ma di alcuni altri grandi artisti il libro svela sofferenze inedite. Come nel caso di Francesco Borromini che ‘pativa’ di malinconia, quella che oggi si chiamerebbe depressione: accusa moltissimo le delusioni lavorative che conosce sotto il papa Alessandro VII, che gli provocano una grave crisi esistenziale tale da portarlo al suicidio, commesso a seguito di una ferita autoinflitta con la spada. Il libro descrive nello stesso capitolo la rivalità che oppone Borromini a Gian Lorenzo Bernini che “oltre a derivare da gelosie e controversie personali, nasce da un’opposta visione dell’arte, della storia, del mondo”. Lo stesso Bernini, artista di cui è mecenate massimo il cardinale Maffeo Barberini salito al soglio pontificio come Urbano VIII, non esita a far sfregiare la donna amata: Costanza Piccolomini Bonarelli, la moglie dell’aiutante Matteo Bonarelli che ha iniziato a frequentare anche Luigi Bernini, il fratello minore dello scultore. Arte maledetta se non criminale anche in età moderna con un artista come van Gogh, che “dall’oscurità degli inizi, approda progressivamente al chiarore, in lui preludio di morte. Dalle tenebre, che raffigura nelle case dei minatori e nella natura morta con ceste di mele e patate guadagna poi il bagliore del sole, inseguendo, fino all’autodistruzione, il sogno della luce assoluta, del giallo puro” raccontano gli autori.