
(di Beatrice Campani) ”E’ un bel giorno per essere qui con voi, ma allo stesso tempo non è un giorno così bello a causa della guerra appena iniziata nel mio Paese. Vengo da una cultura affetta da guerre e spero che tutto andrà bene”. A parlare è lo scrittore Kader Abdolah, nato in Iran, perseguitato dal regime dello Scià e poi da quello di Khomeini e che dal 1988 rifugiato politico nei Paesi Bassi. E’ oggi a Firenze per presentare il suo ultimo libro ‘Quello che cerchi sta cercando te’, tra fiaba e biografia sulla vita del poeta Rumi (Iperborea, 496 pagine, 20 euro). Oggi più che mai è inevitabile parlare del suo Paese.
”Trump ha bombardato la capitale iraniana. Questa volta neanche Trump non sa cosa succederà in Iran, neanche Dio sa cosa accadrà – ha detto – Ma oggi siamo qui per Rumi, un rifugiato, fuggito dal suo paese a causa di una guerra devastante, ed è la fuga che ha creato Rumi”.
Come lui, Abdolah ha trovato una nuova vita nell’esilio.
L’autore ha raccontato al pubblico della Stazione Leopolda, dove è in corso la fiera Testo (aperta fino all’1 marzo), quanto la lettura dei versi del poeta persiano sia una pratica estremamente forte nella cultura mediorientale, sia nei momenti positivi che in quelli negativi: è letto dalle donne mentre allattano al seno, a scuola, in occasione dei primi innamoramenti ma anche quando si soffre per la perdita dei genitori.
“Fuggi dal tuo paese e di nuovo torni da Rumi – ha detto da esule afflitto da nostalgia – Arriva una guerra nel tuo paese e torni da Rumi, ti rimetti a leggere Rumi”. Da qui la sua ispirazione per il nuovo volume. “Perché ho scritto questo libro? – ha detto ancora – Perché mi mancava casa, volevo tornare a casa ma non avevo la possibilità. Negli ultimi 30 anni non mi è stato permesso e non sapevo come gestire tutto questo.
Così negli ultimi cinque anni ho provato a leggere la cultura persiana e quando leggevo mi sentivo a casa”.
E per, in qualche modo, ‘tornare a casa’ ha iniziato a scrivere. ”L’ho fatto scrivendo su Rumi – ha detto – E’ stato facile? No. La lingua di Rumi è musica”. Nonostante tutto è sempre forte il desiderio di ricongiungersi alla sua terra natìa.
”Io non posso tornare a casa, sognare di tornare indietro è pericoloso. Tutti i migranti sognano di tornare, ma non è più possibile. Se si torna, siamo stranieri – ha concluso – Ho detto però alla mia famiglia che quando morirò vorrei essere sepolto in Iran”.