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Pubblicado da Collezionista di News in 12 Dicembre 2024
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    (di Elisabetta Stefanelli) ANNIBALE PALOSCIA, ‘INFORMAZIONE E LIBERTÀ DI PENSIERO. APPUNTI DI UN GIORNALISTA”. (EDIZIONI ALL AROUND PER LA FONDAZIONE SUL GIORNALISMO PAOLO MURIALDI, PAG.
        159, EURO 18,00) – È dal cassetto di una scrivania, quella dello studio in cui passava le sue giornate, che riemergono grazie alla dedizione e all’amore delle figlie Francesca e Marta, le carte di Annibale Paloscia che ora sono diventate un volume per All Around dal titolo emblematico: ”Informazione e libertà di pensiero”, e dal sottotitolo che pure lui avrebbe amato, ”Appunti di un giornalista”. Annibale aveva non soltanto la vocazione del cronista, ”di razza” si sarebbe detto un tempo, ma anche quella oramai quasi perduta, della voglia di trasmettere il senso di un mestiere di cui molti allora, come lui, facevano una ragione di vita.
        Qui, in queste pagine poi, si parte dalla storia, dalla sua collezione di giornali antichi, ma non giornali qualsiasi, piuttosto quelli ”di area politica, prevalentemente garibaldina, radicale, moderata, di area liberale, di area cattolica e socialista”. Se ne vedono riprodotte le pagine nel libro, grandi piene di parole, senza foto, solo il titolo e a volte qualche disegno, raramente una vignetta o una pubblicità.
        Pagine di rigore, che tipico era del Paloscia giornalista, e giusta introduzione al capitolo in cui parla de Il mestiere di giornalista.
        Un corso dunque, non tanto per invogliare a intraprendere una professione ”le cui difficoltà di accesso sono gravi”, ma ”una buona occasione per visitare il palazzo del ‘quarto potere’ e diventare consapevoli di cosa significhi nella società civile il potere di informare, di influenzare lo spirito pubblico, di determinare processi negativi o positivi nella formazione della coscienza politica dei cittadini”. Si parte dall’analisi delle fonti, con l’indicazione che se si vogliono trovare notizie a volte le fonti istituzionali bisogna tralasciarle, per entrare nel merito di come si scrive una notizia, la forma, il linguaggio. Qui Paloscia sostiene una sorta di supremazia de giornalismo: ”Nella realtà sociale – scrive – le sole autorità linguistiche che contano sono le strutture giornalistiche perchè usano le forme adatte a comunicare con le fasce produttive della popolazione e le arricchiscono ogni giorno con le novità prodotte dagli interessi e dal sentire della gente”.
        Comunicare è per Paloscia la parola chiave di questo mestiere che deve tendere alla verità per portarla all’attenzione del lettore a cui si rende un servizio. Uno spirito che si ritrova nella sua lunga carriera all’Agenzia ANSA, dove era stato assunto nel 1966 e sarebbe rimasto fino al 1994, per diventare capo della Cronaca di Roma e successivamente della redazione cultura nei cui meccanismi entra nel dettaglio in queste pagine in cui sono riprodotte anche notizie nella loro versione originale, compreso il comunicato di quella storica del rapimento di Aldo Moro che fu oggetto di un suo storico scoop come ricorda anche Stefano Polli nell’introduzione. ”Entrai nella sua stanza con una certa soggezione. Aveva gli occhiali calati sul naso, gli occhi vivi e ironici e una coppola in testa”, scrive Polli descrivendo il suo primo incontro con Paloscia in un ritratto perfetto. Anni che nel libro tornano anche attraverso la testimonianza di Paolo Serventi Longhi o Piero Trellini sul ”metodo Paloscia”, che era poi sostanzialmente la presenza, la verifica, il salire su quella automobile che poteva e doveva portare il cronista sul luogo per vedere e capire. Qualcosa che senza dubbio sta scomparendo nel giornalismo di oggi, che si affida a fonti sempre meno verificate e in un momento in cui la verità sarebbe ancora più necessaria per orientare il lettore che invece si tende ad abbandonare all’onda della rete, alla sua corrente che non si sa dove ci porta.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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