
ANNA MARIA SELINI, ‘CARO VIK TI SCRIVO. LETTERE E REPORTAGE DA OSLO A GAZA’, (edizioni Altreconomia, pag. 224, euro 18). A 15 anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, l’attivista per i diritti umani rapito e ucciso a Gaza il 15 aprile 2011 è il destinatario di alcune lettere che la giornalista Anna Maria Selini sceglie di scrivergli e mandargli idealmente. Un pretesto per rievocarlo e per decifrare il presente. Nasce così “Caro Vik ti scrivo.
Lettere e reportage da Oslo a Gaza”, il nuovo libro di Selini che dal 10 aprile è nelle librerie. Edito da Altreconomia, ha l’introduzione di Maria Elena Delia, portavoce del Global movement to Gaza.
L’autrice sceglie la forma epistolare anche perché Arrigoni amava scrivere lettere e perché in fondo – come scrive Selini, che è specializzata in aree di crisi – la Gaza di Arrigoni è la stessa che lei ha conosciuto, ferma al 2012 quando entrò per indagare sull’omicidio dell’attivista. Nel libro, il racconto alterna reportage sul campo – tra le illusioni degli accordi di Oslo, la ferita del 7 ottobre e i Territori Palestinesi sempre più occupati – a interviste e riflessioni. Fra le tante voci lo storico Ilan Pappé, la Relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, e la maggiore esperta degli accordi di Oslo, Hilde H.
Waage. L’orizzonte è l’inferno di Gaza, ma dalle pagine – illustrate da Fogliazza – emergono anche i ritratti dei bambini palestinesi, dei refusenik israeliani e dei giornalisti che sfidano il silenzio a ogni costo. In un’epoca dominata da algoritmi e velocità, l’autrice rivendica umanità e approfondimento, invitando a riscoprire il senso del motto di Arrigoni, “Restiamo umani”, che oggi è diventato un dovere civile.
“Il 7 ottobre 2023 non è stata una data spartiacque solo per israeliani e palestinesi – scrive Selini – ma per il mondo intero. E forse un sottotitolo alternativo a questo libro potrebbe essere: lettere e reportage da un’umanità smarrita.
Perché in questo viaggio, che inizia in realtà molti anni prima a Gerusalemme, passa per Oslo e finisce a Gaza, insieme forse alla nostra umanità, ci stiamo un po’ tutti”.