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Pubblicado da Collezionista di News in 8 Febbraio 2025
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    (di Mauretta Capuano) È “assolutamente vergognoso” per la giornalista e scrittrice istriana Anna Maria Mori l’atto vandalico compiuto alla foiba di Basovizza, con tre scritte in lingua slava, una delle quali dice ‘Trieste è nostra’, comparse alla vigilia della Giornata del Ricordo che si celebra il 10 febbraio. “Abbiamo veramente pagato tanto”, dice all’ANSA Mori, nata a Pola, che ha vissuto l’esodo dalla sua terra a 9 anni.
        “È un orrore che come popolo ci perseguita, un po’ simile all’antisemitismo che perseguita gli ebrei. Anche noi come istriani abbiamo vissuto questa nostra tragedia e abbiamo pagato con un silenzio imposto per quasi 50 anni dalla politica sulla nostra storia che è stata negata fino al Giorno del Ricordo. E quando finalmente è stata sdoganata c’è stata una parte dell’Italia che ha vissuto tutta una vulgata anti-noi, anti-Istria, che ci ha criminalizzato, che ha dichiarato che eravamo tutti fascisti e noi eravamo solo povera gente. C’è ancora chi dice che le foibe non erano così, che gli esuli non erano 350 mila ma fai conto 20 mila, che erano partiti per una vacanza e così via” racconta Mori. Gli scritti vandalici sulla foiba di Basovizza, sottolinea però la giornalista-scrittrice, “sono in sloveno. La comunità slovena che abita in quelle zone, anche a Trieste, è quella che mal digerisce che si parli di questa storia. La scritta in sloveno penso che sia opera loro, mi pare buffo che sia opera di italiani”.
        “Sloveni e croati hanno perseguitato gli italiani come vendetta per quello che il fascismo aveva fatto con loro. Non c’è dubbio che ci sia una colpa del fascismo, però sarebbe come se adesso noi partissimo per uccidere tutti i tedeschi. Mi sembra un discorso che non si può fare” sottolinea la scrittrice che vive a Roma. Ma questa nicchia resistente “è formata anche da molti italiani. La vicenda tragica di Porzus, anche quella nascosta per anni, riassume perfettamente la situazione. Sono stati partigiani italiani filo slavi ad uccidere altri partigiani italiani i quali erano colpevoli, ai loro occhi, di essere contrari all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia”, incalza Mori.
        La scrittrice non si stupisce comunque di questo atto vandalico: “gli insulti, le offese ai monumenti alle foibe in tutta Italia ci sono tutti gli anni per il Giorno del Ricordo, non è una novità. Certo la foiba di Basovizza è la più simbolica, è come se fosse il Monumento al Milite Ignoto per noi istriani”, sottolinea l’autrice di Bora (Marsilio), scambio epistolare con Nelida Milani, scritto trent’anni fa e di altri due libri dedicati all’Istria: ‘Nata in Istria’ (Rizzoli) e ‘L’anima altrove’ (Rizzoli), oltre a due documentari: ‘Istria 1943-1993. Cinquant’anni di solitudine’ e ‘Istria. Il diritto alla memoria’.
        “Anche durante le presentazioni dei miei libri sono stata aggredita, insultata e perseguitata un po’ ovunque da questa nicchia resistente che continua a negare, a non voler vedere questa verità che come dice Gramsci è sempre rivoluzionaria”.
        Con il primo libro, Bora, “ho cercato disperatamente di cucire una frattura fra quelli che sono venuti via che odiavano quelli che sono rimasti e viceversa. Ho raccontato la sofferenza da una parte e dall’alta. Ho cercato di raccontare i fatti che nessuno ha smentito”.
        La scrittrice ha anche avuto problemi a trovare la documentazione per i suoi libri. “Solo nelle librerie di Trieste c’era qualcosa. C’è una ignoranza diffusa coperta dalla ideologia e questo è il problema. Le ideologie sono difficili da smontare. Bisogna aver voglia di leggere, di capire. Invece è molto più rassicurante chiudersi nelle proprie certezze e rifiutare qualcuno che le mette in dubbio”.
        Ma perché c’è stato questo lungo silenzio sulla vostra storia? “Ci siamo raccontati che con la Resistenza la guerra la abbiamo vinta, ma noi la abbiamo persa senza togliere nulla al grande valore e merito della Resistenza. La Jugoslavia era tra i popoli che la hanno invece vinta la guerra e quindi nel tavolo delle trattative ha chiesto l’Istria. Quindi noi siamo la testimonianza della sconfitta, come la polvere sotto il tappeto”.
        Cosa si augura per il Giorno del Ricordo? “Che piano piano la gente cominci a capire che noi siamo parte della storia nazionale, non siamo un popolo a parte. Il problema resta l’ignoranza”, dice con convinzione.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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