
Esordio letterario oggi a Firenze per Honor Levy, la giovanissima autrice di Los Angeles che tra sarcasmo e fragilità mette in scena l’ansia e il futuro di una generazione nata con lo smartphone in mano. Levy, che ha esordito a 21 anni con un racconto pubblicato su ‘The New Yorker’ ed è stata definita “la voce online della sua generazione”, è arrivata oggi a Firenze per raccontare il suo volume d’esordio, ‘Il mio primo libro’ (Mercurio, 224 pagine, 18 euro), presentato per la prima volta in Italia a Testo, la fiera dell’editoria contemporanea organizzata da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda (dal 27 febbraio al 1 marzo).
Il volume comprende una serie di racconti che descrivono, con disarmante sincerità e un linguaggio in stile TikTok che oscilla tra emoji, flussi di coscienza e slang da social, la quotidianità iperconnessa e iper-performativa della Generazione Z, alle prese con la politica, la natura, il lavoro, l’amore.
Nei racconti i suoi personaggi vivono il distacco dalla società imposto dallo smartphone ma anche un forte desiderio di contatto umano.
”Clicchiamo iper-velocemente, – racconta – video di sei secondi, impariamo, dimentichiamo, corriamo, ci abbuffiamo, ci depuriamo, facciamo, facciamo, facciamo. Se andiamo così veloce e se facciamo così tante cose è perché sappiamo che la fine è vicina”.
Con un’adolescenza tra forum online e flussi infiniti di immagini digitali, la giovane autrice classe 1997 racconta di appartenere a una generazione che è cresciuta senza sapere com’era il mondo prima della rete, e che si definisce in base alla distanza da un boomer o al numero di meme che si riesce a comprendere.
”Nel libro ci sono tanti stili diversi – spiega – dalla fantascienza al cyber punk alla critica culturale”. Una caratteristica, questa, che ha portato il noto scrittore Bret Easton Ellis a paragonare la voce di Levy a quella dirompente che Norman Mailer aveva riconosciuto in lui.