
(di Mauretta Capuano) ORIANA FALLACI, LA FORZA DELLA PASSIONE. LETTERE A MONSIGNOR FISICHELLA (PIEMME, PP 160, EURO 19,90) Oriana Fallaci gravemente malata, ormai quasi cieca, che combatte con l’Alieno, come chiamava il cancro che la stava divorando, che si interroga sulla morte e sulla fede, che vuole incontrare – e ci riesce – Papa Ratzinger che considerava “compagno dell’anima”. Fragile e forte, coraggiosa e combattiva nella sua solitudine, appare così nello scambio di lettere con Monsignor Fisichella raccolte nel libro ‘La forza della passione’ che esce l’8 settembre per Piemme a vent’anni dalla morte della grande giornalista e scrittrice. “Sapeva molto bene che era giunta alla fine della strada, ma non rinnegava tutto ciò che aveva sempre detto di essere: un soldato che sarebbe stato in piedi fino alla fine per combattere. La passione per la vita le dava ancora tanta forza nonostante la debolezza fisica” racconta Fisichella.
In queste pagine, rimaste finora inedite, c’è più gentilezza che durezza, una dimensione spirituale inattesa per un’atea dichiarata che però teneva sul comodino un’immagine della Madonna, prevale il lato più autentico e umano e una totale fiducia nei confronti di Monsignor Fisichella al quale dice “ti ringrazio d’esistere”. Sono lettere che ripercorrono la storia di un’amicizia, come dice Fisichella nella sua lunga introduzione al libro.
Nella prima lettera del giugno 2005 Fallaci ringrazia Fisichella di essere “così intelligente, così libero, così generoso” dopo l’intervista in cui il Monsignore spiegava quello che pensava su quanto Fallaci aveva detto su Papa Benedetto XVI.
“Non posso non provare un sentimento di contentezza intellettuale nel vedere una concordanza, espressa così vivacemente, tra la libera intelligenza della Fallaci e la libertà di pensiero di un grande teologo qual è Joseph Ratzinger, che ora è anche Papa” spiegava Fisichella. Da quell’intervista è partito il loro rapporto che è durato fino alla morte di Oriana. La giornalista parla con Monsignore anche della sua malattia: “Il guaio è che sono molto malata. Ormai l’Alieno mi divora perfino gli occhi. Medea e i suoi figli ho dovuto dettarlo come Milton che da cieco dettava, mi si perdoni il paragone, La Storia d’Inghilterra e il Paradiso perduto. E questo mi confina a New York dove allo Sloane Cancer Center sono più bravi dei milanesi che immeritatamente rincorrono il Nobel (per quel che vale) e meritatamente perdono i referendum.
Prigioniera delle chemioterapie e delle radioterapie, non posso allontanarmi”. L’alieno “le aveva chiuso gli occhi, ma certamente non le aveva rapito la speranza” sottolinea.
Nelle lettere successive la giornalista, autrice di libri come ‘Se il sole muore’, ‘Lettera a un bambino mai nato’ e ‘Insciallah’ si rivolge a Fisichella chiamandolo Mon Seigneur al quale dona molti libri anche antichi tra cui una Genesi del 1500 o del 1600, una Teologia Moralis del 1626, i Dialoghi di Platone e la prima copia del suo libro ‘La forza della ragione’.
A Fisichella, Oriana parla anche del suo testamento e delle sue paure fino ad infuriarsi, nella lettera che chiude la corrispondenza il 21 maggio 2006 da New York – pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 15 settembre 2006 a Firenze – per l’intrusione nella sua privacy. “I servizi segreti non hanno alcun diritto di ficcare il naso nelle mie faccende private e personali. Peggio: nella mia morte. Non appartengo a sette mafiose o a circoli truffaldini del calcio. Non sono un terrorista di Al Qaida o una spia di Hamas. Sono un probo ed ultrarispettabile cittadino che rende onore e ha sempre reso onore al proprio Paese” afferma Fallaci. “Non ho bisogno di prudenza, ma ho bisogno di riservatezza. E questa la esigo, sì, con grande rigore” sottolinea la scrittrice che alla fine riuscirà ad ottenere, come desiderava, che per la sua morte suonassero le campane del Duomo di Firenze e benché non fosse facile esaudire la sua richiesta, alla fine accadde.