
PAOLO MIELI, ‘IL GRANDE INGANNO’. DA ERCOLE ALLA NATO: QUELLO CHE LA STORIA NON CI HA INSEGNATO’ (Rizzoli, pp. 300, euro 19,00) “Il secolo che abbiamo alle spalle, preceduto da centocinquant’anni di incubazione di quel mix di progresso e violenza, si sta rivelando più lungo di quel che credevamo.
Lunghissimo. Ha scavalcato il millennio. E adesso si ripresenta come un secolo infinito. Con nuove guerre. Un progresso delle democrazie zeppo di inciampi. E nessuna certezza sulle prospettive di un’evoluzione radiosa. Tutto trae origine da un grande inganno”.
Parte da questo presupposto il nuovo libro di Paolo Mieli, in libreria per Rizzoli, le cui pagine contengono una scansione di saggi e casi specifici tra inganni ed autoinganni.
Il giornalista, allievo negli anni Settanta di Renzo De Felice e Rosario Romeo, con il rigore dello storico e lo spirito sempre tagliente dell’esperto polemista, indica con decisione un elemento che i nostri tempi ci hanno “sbattuto in faccia”: la storia non è finita negli anni Novanta del secolo scorso, come si è troppo spesso e troppo a lungo sostenuto, ma ha al contrario vissuto un’accelerazione.
Eccoci, quindi, nel secolo infinito, un Novecento che dura tutt’oggi con la sua eredità di conflitti, divisioni, violenza, distruzione. Da figure mitiche come quella di Ercole fino al conquistatore Alessandro Magno, dai viaggi di Marco Polo alle posizioni protofemministe di Lutero, dal Risorgimento alle pagine più scivolose del crollo del regime fascista, ‘Il grande inganno’ smaschera fallacie storiche e approcci fuorvianti, offrendo al lettore una cassetta degli attrezzi per leggere il presente. Perché, come conclude Mieli, “è troppo presto per elaborare teorie su come mettere in armonia l’intero mondo d’oggi. E, tanto meno, quello di domani. Ma non è presto per metterci al riparo dagli inganni”.