
È in libreria e disponibile sulle principali piattaforme online Il futuro che eravamo, il terzo romanzo di Claudia Marin, pubblicato da Rubbettino. Dopo Figlie uniche e Imperfezioni, l’autrice torna con una storia intensa e di formazione, che attraversa i territori della memoria familiare, dell’infanzia, della perdita e dei legami che resistono al tempo.
Al centro del romanzo ci sono Luca Mari e sua sorella Camilla, cresciuti tra gli anni Settanta e la fine degli Ottanta nella Napoli alta e luminosa del Vomero, dentro un mondo familiare fatto di riti, appartenenze, educazione sentimentale e promesse di futuro. Le domeniche sospese, le case dei nonni, le estati in Sardegna, la scuola, la musica, gli scherzi, gli amori e le prime inquietudini compongono il paesaggio emotivo di un’infanzia condivisa. È il tempo in cui tutto sembra ancora possibile, in cui il futuro appare come un orizzonte naturale, una strada aperta davanti a sé.
Con il passare degli anni, quella promessa si modifica. La vita adulta introduce distanze, responsabilità, fragilità, incomprensioni e ritorni. Luca e Camilla, pur seguendo percorsi diversi, restano legati da una fraternità profonda, fatta di complicità antiche, parole in codice, silenzi, ironie, affetto trattenuto e riconoscimento reciproco. Il loro rapporto diventa il centro emotivo di una narrazione che interroga il modo in cui il passato continua ad abitare il presente.
Quando la malattia stringe Luca in una fine troppo precoce, il tempo si frantuma e si dilata. Le giornate dell’agonia diventano allora il luogo in cui tutto ritorna: le voci dei genitori, la luce delle case, i giochi, le vacanze, i riti di una borghesia napoletana colta e inquieta, le illusioni di una generazione cresciuta credendo che ogni strada fosse aperta. La memoria non procede in ordine, ma per lampi, oggetti, immagini, frasi, odori e dettagli che acquistano all’improvviso un significato nuovo.
Il futuro che eravamo è un romanzo di famiglia, di formazione e di perdita. Ma è soprattutto la storia di un amore che resiste alla morte, di un legame che continua a vivere nei luoghi, nei gesti, nelle parole e negli oggetti. Claudia Marin racconta la relazione tra Luca e Camilla senza indulgere nel sentimentalismo, scegliendo una scrittura ricca, partecipe e visiva, capace di restituire insieme la forza del ricordo e la precisione del dolore.