
I firmatari dell’appello indirizzato alla Regione Puglia e agli organizzatori del festival “Il Libro possibile” – che nei giorni scorsi avevano chiesto di ritirare l’invito allo scrittore israeliano Eshkol Nevo, atteso oggi a Vieste per presentare il suo libro “Nostalgia” – hanno ribadito questa mattina la loro posizione nel corso della conferenza stampa convocata presso la sede dei padri comboniani a Bari. All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Laura Marchetti, antropologa ed ex sottosegretaria all’Ambiente, Vito Micunco, del Comitato per la pace Terra di Bari, Azmi Jarjawi, della Comunità palestinese di Puglia e Basilicata e Domenico Centrone, attivista della ‘Global Sumud Convoy’, liberato il 23 giugno scorso dopo un mese di prigionia in Libia. Non ha preso parte all’iniziativa, invece, “per motivi pastorali”, l’arcivescovo di Manfredonia padre Franco Moscone, tra i firmatari dell’appello.
Per Marchetti, la ragione per cui lo scrittore israeliano non dovrebbe presentare il suo libro si annida proprio tra le pagine del volume, in cui sono presenti “un’idea di Israele ferito”, oltre solo a “fatti intimisti, privati”, come se “non ci fosse nulla del posto in cui vive, come se il male non esistesse”. “Questo scrittore è stato definito pacifista da Herzog”, ha ricordato l’ex sottosegretaria, sottolineando l’ambiguità della definizione da parte del presidente israeliano, immortalato mentre scriveva “Credo in te” su alcuni missili israeliani diretti a Gaza nel 2023.
Contrario alla presenza di Nevo anche Jarjawi: “In quel libro dice che i palestinesi devono avere una casa, ma non dice dove, e inoltre si è detto contrario alla risoluzione Onu sul diritto al ritorno in patria dei palestinesi”. Di opinione diversa Centrone, che infatti non ha firmato l’appello. “Che parli” ha dichiarato l’attivista, chiedendo però ai giornalisti che dialogheranno con lui questa sera, di fargli “domande scomode”, soprattutto in relazione ai suoi “introiti economici diretti” da parte dello Stato di Israele”, altrimenti, ha spiegato, il boicottaggio “resta solo un giudizio sull’opera e le parole dell’autore”.