
ANDREA PENNACCHIOLI, ‘VEROSIMILE’ (PAESI EDIZIONI, PP 144, 15 EURO). Dalle bufale spacciate per verità all’incredibile ritorno di Donald Trump, dal potere dei tecnocrati alla debolezza della politica, fino alla polarizzazione prodotta dai social network e dall’intelligenza artificiale. E’ il viaggio lucido e spietato dentro la grande trasformazione del dibattito pubblico contemporaneo e della comunicazione stessa contenuto in ‘Verosimile’, il libro del giornalista e conduttore di Omnibus La7 Andrea Pennacchioli.
In un’epoca in cui i fatti obiettivi sembrano contare sempre meno rispetto alle convinzioni personali, Pennacchioli racconta come la realtà sia diventata terreno di manipolazione, spettacolo e consenso emotivo. ‘Verosimile’ analizza le radici profonde delle fake news e la loro forza politica. “Siamo entrati nell’era del bluff che resiste allo smascheramento”, si legge nell’introduzione di Enrico Mentana, “dove gli alternative facts sono diventati il vero brevetto della comunicazione politica moderna”.
Al centro del volume c’è una domanda cruciale per la democrazia contemporanea: che cosa resta del dibattito pubblico quando il confine tra vero e falso si dissolve? Pennacchioli osserva il ruolo degli algoritmi, delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale nella costruzione di nuove bolle informative, capaci di deformare la percezione della realtà e trasformare ogni tema, dalle tasse al clima, dall’immigrazione alla guerra culturale, in un campo di battaglia identitario.
Il caso Trump (con le sue invettive ormai famose, vedi quella nei confronti di Papa Leone IV) è così il simbolo di una stagione in cui rabbia, paura e appartenenza contano più della verifica dei fatti.