
GABRIELLA GAGLIARDI, LA VOLPE E IL PORCOSPINO (Armando Editore; 63 pp; 9,50 euro) “Nelle perle di vetro della fiaba si riflette l’universo”, scriveva il saggista e ricercatore di fiabe tedesco Max Lütni.
Un universo che può essere intessuto di realtà o di sogni. O di tutti e due, come avviene nell’ultimo libro della filosofa e scrittrice, Gabriella Gagliardi, “La volpe e il porcospino”. In questo piccolo volume, pubblicato da Armando Editore, la storia vera si fonde, infatti, con il sogno, l’auspicio, l’incanto, il desiderio e la speranza.
Tutto prende il via da un fatto di cui la saggista viene a conoscenza attraverso amici comuni: una volpe gravemente ferita viene trovata in Toscana, vicino ad una strada asfaltata, da due giovani donne e viene portata in una fattoria dove possono curarla. Qui, la volpe non trova solo mani esperte capaci di rimetterla in sesto, ma anche un porcospino con problemi neurologici che decide di proteggerla. Le si accovaccia accanto, ben attento a non ferirla in alcun modo con gli aculei e l’accudisce per giorni confortandola con la sua compagnia.
La foto che viene mostrata a Gabriella Gagliardi dei due animali, vicini, stretti quasi in un abbraccio, porta la scrittrice non solo a tradurla sotto forma di fiaba, come una moderna Esopo che prende spunto dalla vita animale per affrontare i temi seri dell’esistenza, ma anche a discettare di letteratura e di filosofia, ricordando, tra l’altro, il celebre racconto di Schopenhauer ‘Il dilemma del porcospino’.
Un’importante metafora sull’equilibrio, cara anche a Sigmund Freud. L’inconsueta amicizia tra due esseri viventi così diversi tra loro porta la scrittrice a ricordare anche il politologo Isaiah Berlin, autore di un saggio dal titolo praticamente identico: “Il porcospino e la volpe”. Un libro del 1953 in cui si parte dal verso del poeta greco Archiloco: “La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”, per descrivere il riccio, o forse il porcospino, come colui che vede il mondo attraverso un’unica idea, una grande lente che fissa regole e orizzonti ben precisi, mentre la volpe attinge a una vasta gamma di esperienze e nei suoi ragionamenti è abile ad integrare prospettive e idee differenti. Il riccio non si agita mai, non dubita. La volpe è più cauta e più incline a vedere complessità e sfumature. Due caratteri ben distinti che possono essere letti come totalmente incompatibili o come complementari. A seconda dell’interpretazione che si vuol dare.
Tra gli spunti di riflessione che la scrittrice offre al suo lettore non poteva mancare quello della volpe de ‘Il piccolo principe’. L’animale a cui Saint-Exupery fa dire la celebre frase: “Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Amore, comprensione, integrazione e apertura all’altro, dunque, come colonne portanti non solo della favola, ma anche delle poesie che Gabriella Gagliardi aggiunge al testo. Versi in cui si fa cenno anche alla politica e dai quali traspare una condanna per l’arroganza e la presunzione. Oltre che per l’odio e il livore che, in questa nostra epoca, bruciano l’anima e divorano il cuore. Esattamente il contrario di quello che avviene nella fiaba.