
(di Laura Valentini) KIRAN DESAI ‘LA SOLITUDINE DI SONIA E SUNNY’ (ADELPHI EDIZIONI, PP 762, EURO 25) – A vent’anni dal successo internazionale conseguito con ‘Eredi della sconfitta’ , che le valse la vittoria al Booker Prize, Kiran Desai torna a esplorare emozioni e identità di due mondi diversi ma intrecciati come India e Stati Uniti con ‘La solitudine di Sonia e Sunny’ (Adelphi) in libreria dal 22 maggio: l’autrice presenterà il volume in anteprima al Salone del libro di Torino con due incontri entrambi in agenda il 16 maggio alla Sala Oro alle 13,45, e alle 16 in Sala Madrid alla presenza di Peter Cameron. Scrive lo scrittore statunitense: ‘La solitudine di Sonia e Sunny’ è “un romanzo così pieno, straripante d’immaginazione, personaggi, mondi, emozioni, colori e avventure, che mi è sembrato non di leggerlo ma di viverlo, e mi ha lasciato un senso di felicità e meraviglia”. Ma chi sono i due personaggi che compaiono nel titolo? Sonia e Sunny sono entrambi indiani, figli di famiglie agiate che li hanno mandati a studiare e a farsi una carriera negli Stati Uniti: Sonia, che vive in un college nel nevoso Vermont, sogna di diventare scrittrice ed è invischiata in una relazione tossica con un pittore folle e narcisista; Sunny è un giornalista agli esordi che tenta di costruirsi un futuro a New York per sfuggire a una madre tirannica e possessiva. Malgrado il tentativo dei genitori di combinare il loro matrimonio sarà un incontro fortuito su un treno notturno, in India, a far nascere un amore travolgente ma fragile, cui seguirà un lungo distacco e una serie interminabile di avventure e disavventure da cui Sonia e Sunny dovranno districarsi per ritrovarsi. Pur non conoscendosi all’inizio del racconto, entrambi avvertono la solitudine di chi, sradicato, si ritrova in bilico fra due mondi, sospeso tra il desiderio di recidere i legami con una cultura avvertita come arretrata e oppressiva e l’impossibilità di accogliere fino in fondo una nuova identità.
La distanza geografica è nello stesso tempo distanza culturale: mentre Sonia affronta il silenzio dei dormitori vuoti e il gelo del paesaggio americano, ad Allahabad in India la vita continua in una casa piena di persone, rumori, rituali domestici con le prime pagine del libro quasi interamente dedicate alla quotidianità dei suoi familiari. Tra di essi spicca Mina Foi, la zia di Sonia, divorziata e rimasta a vivere nella casa dei genitori che le attribuiscono una personale sfortuna dimostrata sin dalla nascita. Attraverso la sua figura che si muove sul filo dell’ironia si avverte il peso delle aspettative sociali e il modo in cui certe esistenze finiscono per essere sospese, consumate all’interno della famiglia. In netto contrasto con questo mondo affollato e rumoroso il Vermont di Sonia appare come uno spazio immenso e silenzioso, dove lei trascorre giornate solitarie nella biblioteca del college con un crescente senso di smarrimento. Le difficoltà di ambientarsi in una realtà molto diversa sono evidenti anche per Sunny, pesce fuor d’acqua nell’America profonda dove lo porta in visita la fidanzatina Ulla che “ai genitori aveva intimato di non lasciarsi sfuggire che possedevano cinque fucili, sottochiave nel seminterrato”. E soprattutto di “non chiedere se le vacche erano sacre e se gli indiani vivevano ancora nelle capanne di fango”.
Per presentare il libro altri due incontri avranno luogo più avanti, in giugno, a Firenze e a Mantova: il primo al Festival La Città dei lettori dove Kiran Desai dialogherà con Tiziana Lo Porto giovedì 4 giugno alle 17.30 a Villa Bardini (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su lacittadeilettori.it).
E ancora al Festival Letteratura di Mantova il 5 giugno alle 21 con Desai insieme a Nadeesha Uyangoda presso la Basilica Palatina di Santa Barbara.