
“Bisogna leggere la società” attuale, “il disagio da cui nascono anche manifestazioni violente, intolleranti” senza “però rievocare spettri del passato che non c’entrano niente con il presente e mi viene da dire ‘per fortuna’”. Lo ha affermato, oggi a Trieste, la scrittrice Benedetta Tobagi, nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo.
Parlando di rischi e violenza, a margine del festival Punto e virgola, Tobagi ha ricordato che “dopo l’omicidio Kirk, dopo incidenti violenti alle manifestazioni, è stato detto più volte che ‘c’è il rischio che tornino le BR degli anni ’70’. Questa cosa è una sciocchezza dal punto di vista della lettura delle dinamiche della società. Adesso sono molto più frequenti forme di violenza che esistono, che sono violenze antisistema, che sono pericolose. Però il punto è che se noi non leggiamo correttamente i fenomeni anche pericolosi, non li contrastiamo in modo efficace. E’ questo il pericolo che vedo”.
Il giorno della memoria delle vittime del terrorismo, ha aggiunto, “è nato con l’intenzione di creare uno spazio pubblico e diffondere una memoria storica condivisa. Questo ‘storica’ lo sottolineerei tre volte, perché è molto importante, specialmente rispetto a un periodo pieno di violenze, politicamente complesso, come gli anni ’70, cercare di rimettere in fila gli eventi e i nessi. Questo ci consente anche di recuperare la dimensione vitale degli anni ’70. A me piace ricordare sempre questo – ha spiegato – soprattutto alle persone giovani, e parto anche dalla storia di mio padre Walter Tobagi. Per me gli anni 70 sono innanzitutto la vita di un uomo come mio padre e di tanti altri che sono stati colpiti perché facevano bene il proprio lavoro, perché magari erano in piazza a manifestare contro la violenza, una violenza di estrema destra, come è accaduto alle vittime della strage di Brescia”. Secondo Tobagi, “questa giornata vuole essere un monito contro l’uso della violenza come strumento di lotta politica ma io spero sempre che attraverso il ricordo delle vite delle persone sia anche un serbatoio di speranza”.