
(di Mauretta Capuano) Sempre in testa alle classifiche con i suoi romanzi, da cui sono state tratte fortunate fiction televisive, Maurizio De Giovanni torna con un nuovo capitolo, ‘Figli’ (Einaudi Stile Libero), il tredicesimo della serie dei Bastardi di Pizzofalcone e annuncia l’arrivo di una nuova serie a fine 2026. “È una storia contemporanea molto napoletana, abbastanza divertente, che uscirà per Rizzoli a fine anno. Il tema è sempre criminale e c’è uno strano cuoco” dice all’ANSA lo scrittore.
In ‘Figli’ dove in una notte di luglio un conosciuto medico patologo viene investito da un’auto, ma presto si capisce che non è stato un pirata della strada, siamo alle prese con il rapporto genitori-figli e con la “rivoluzione della famiglia”.
“La serie comincia a essere lunghetta, però non registro stanchezza, non almeno nella scrittura. Il motivo qual è? In realtà i Bastardi sono il racconto di un luogo e di un gruppo di lavoro. Cambiano soltanto le tinte, le sfumature, cambiano le declinazioni dei sentimenti e delle emozioni, ma credo di poter dire che proprio i Bastardi siano talmente fungibili tra di loro e con altri personaggi che di fatto non avrei problemi a continuare la serie cambiandola” spiega De Giovanni, tra gli ospiti più attesi del giorno di chiusura di Libri Come, la festa del Libro e della Lettura all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Essere genitori, figli, cosa significa oggi? “Sono partito da una parola, come faccio sempre, e la ho declinata su tutti i personaggi e sulla storia principale, sulla storia dei criminali. Devo dire che stavolta le declinazioni sono state abbastanza dirette e abbastanza interessanti, perché se è vero che tutti siamo genitori è vero che tutti siamo figli e che diventiamo a volte, alla fine della loro parabola, genitori dei nostri stessi genitori. Questo sentimento, come sempre accade, è venuto fuori con la scrittura. Scrivendo ti immedesimi”.
Perché ha sentito l’esigenza di partire da questa parola? “Credo che l’istituzione famiglia, che è il primo mattoncino, oggi sia in profonda rivoluzione. Non dico crisi, ma rivoluzione sì. Il senso della parola va cambiando, cambia per esempio nelle unioni civili, nella velocità con cui i ragazzi si allontanano dalla famiglia. Nella mia generazione eri praticamente figlio fino a 14-15 anni, adesso i ragazzi già a 8-10 anni sono estroflessi dalla famiglia: c’è la scuola, c’è il tennis, c’è l’inglese, c’è la danza, c’è il calcio. È cambiato anche il mestiere di figlio in realtà, oltre che quello di genitori.
Durante la scrittura è successo anche il caso del cuore danneggiato trapiantato a un bambino che poi è morto che è diventato un figlio di tutti. Quindi c’è anche una filiazione collettiva in qualche modo che si potrebbe raccontare. Non solo non ho esaurito l’argomento, ma potrei continuare, scriverne un altro diciamo con tutte queste altre situazioni. E lo farà? “Credo di no, però penso a cosa significa futuro in relazione ai figli. Oggi tu per un figlio prevedi un futuro diverso da quello che prevedevi anche solo 10 anni fa. Siamo per esempio alle porte di una crisi energetica che potrebbe cambiare il nostro modo anche di allevarli i figli e di portarli avanti. L’Italia ha una media di età di 49,1 anni. Dopo il Giappone siamo il paese più vecchio del mondo. Che spazio c’è per i figli? Egoisticamente sono molto contento dell’età che ho, se avessi quarant’anni sarei molto preoccupato” afferma lo scrittore.
I nuovi Bastardi in tv? “La quinta serie è in corso di preparazione e anche la quarta serie di Ricciardi. Di Mina Settembre non so dirti nulla perché non sono coinvolto nella preparazione della serie” spiega lo scrittore impegnato alla scrittura del nuovo capitolo di Sara. “Devo chiudere anche L’orologiaio di Brest con un secondo romanzo che uscirà a maggio per Feltrinelli”.
Qual è il segreto della riuscita di tutte queste storie? “L’immedesimazione. Se riesci a diventare solo un punto di vista ti diverti”.