
NICOLAS SARKOZY, DIARIO DI UN PRIGIONIERO (PIEMME, PP. 176, EURO: 20,00). Seduto al tavolo della sua cella d’isolamento, Nicolas Sarkozy inizia a scrivere per riempire il silenzio e scongiurare la solitudine. È il 21 ottobre 2025 quando l’ex presidente francese dal 2007 al 2012, entra nel penitenziario di La Santé, a sud di Parigi. Meno di un mese prima è stato condannato a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere, nell’ambito di un processo in cui è accusato di aver finanziato la sua prima campagna presidenziale con fondi illeciti provenienti dalla Libia di Muammar Gheddafi, imputazione che ha sempre negato con forza.
Il racconto delle tre settimane che ha trascorso nel carcere parigino sono diventate un libro: ‘Diario di un prigioniero’ pubblicato in Francia da Fayard il 10 dicembre 2025, che esce in Italia il 10 marzo per Piemme, a ridosso del processo d’appello, in programma dal 16 marzo al 3 giugno 2026.
“Mi preparavo a ricevere il mio numero di matricola, 320535.
È così che sarei stato identificato d’ora in avanti. Quattro giorni prima ero Nicolas Sarkozy, l’ex presidente della Repubblica, ricevuto dal presidente Emmanuel Macron in persona al palazzo dell’Eliseo. Chi avrebbe mai potuto immaginare un contrasto più stridente o una situazione più grottesca? Dovevo darmi un pizzicotto per accettare questa realtà. La verità mi obbliga a dire che non l’accettavo”, racconta Sarkozy.
“Che cosa mi aveva portato a finire dalla parte sbagliata della storia? Che cosa avevo fatto per meritare un simile trattamento? Quali crimini avevo mai potuto commettere? Oggi devo riconoscere di essere stato profondamente ingenuo. Non avrei mai immaginato che ricoprire la più alta carica dello Stato potesse costituire una minaccia così grande per la mia famiglia e per me stesso. Ero letteralmente sbalordito dalla successione degli eventi che stavo vivendo e dalla loro accelerazione vertiginosa. Ero stato per cinque anni presidente della Repubblica francese. Un onore immenso, un’occasione unica, ma anche una colpa imperdonabile agli occhi di chi detesta il potere politico, soprattutto quando è di destra. E io di destra lo sono sempre stato, senza rimpianti e senza complessi, e questo rappresenta, senza dubbio, un’aggravante. Si attribuisce agli altri ciò che si prova dentro di sé. Probabilmente ho sbagliato a non capirlo in tempo. […] Quindi sono stato terribilmente ingenuo. E l’ho pagato al prezzo più alto, con il carcere. L’impensabile era diventato realtà”, afferma l’ex presidente francese.
Primo caso di carcerazione di un capo di Stato nella storia della Francia repubblicana e dell’intera Unione Europea, quella di Sarkozy è una testimonianza profondamente umana in cui l’affetto per la moglie e i figli, la riscoperta della fede e l’introspezione si affiancano senza contraddizioni alla denuncia politica di un complotto costruito su prove ritenute false.
Figlio di un immigrato ungherese e di madre francese, Sarkozy nato nel 1955, ha iniziato la sua carriera politica entrando nel 1974 nella campagna elettorale del candidato gollista Jacques Chaban-Delmas. È stato sindaco di Neuilly-sur-Seine e ha ricoperto vari incarichi ministeriali, tra cui ministro dell’Interno e ministro delle Finanze, prima della carica presidenziale.