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Pubblicado da Collezionista di News in 8 Marzo 2026
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    (di Francesco De Filippo) Non solo ricchi premi e cotillon, non solo i grandi personaggi del mondo dello spettacolo, il luccicante mondo della grande televisione dagli anni ’70 al Duemila, mamma Rai, ma anche un viaggio introspettivo, la “bolla” in cui quei protagonisti hanno vissuto fino a quando qualcosa ha ceduto, la bolla è scoppiata e gli individui si sono trovati da soli a fare i conti con se stessi, senza più riflettori né audience. Walter Croce racconta ascesa e caduta con il distacco e l’autocritica che tipica dei romani.
        Classe 1953, terza e non ultima generazione di lavoratori dello spettacolo e della Rai, Croce, produttore televisivo, ha presentato il suo libro autoprodotto – “Per quattro piante di marijuana” – al Circolo della Stampa ricordando che per 20 anni la sua vita è stata intrecciata professionalmente e personalmente con quella di Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto scorso. Fino a licenziarsi dalla Rai per diventare suo unico produttore e Baudo quasi il suo solo cliente. Dal 1980 al 2000 un sodalizio che ha cadenzato il sabato sera degli italiani e dato vita a una serie di trasmissioni di successo.
        Poi, un male che lo aggredisce, lo scandalo delle telepromozioni con accuse pesanti (mai però tradotte in processo) e in un baleno la vita cambia. “Quando è subentrata Mediaset il settore è diventato una sorta di far west – racconta Croce – specie per le sponsorizzazioni. Prima che Rai e Mediaset creassero strutture apposite che facessero da collettori alle sponsorizzazioni, erano i produttori a trovare gli sponsor e a portarli alle televisioni: giravano fiumi di danaro, i produttori passavano da una rete all’altra, tutti guadagnavano con cachet folli. Oggi non si percepisce nemmeno un ventesimo di quel che si guadagnava all’epoca”.
        Vite intrecciate: la moglie di Croce era la costumista di Baudo, e questi loro testimone di nozze. Difficile distinguere dove termina la vita privata e dove comincia lo spettacolo.
        “Poi c’è stata una presa di coscienza, oltre alla malattia, e oggi quel mondo mi sembra una associazione per delinquere, quindi me ne sono distaccato lentamente. La vicenda giudiziaria è stato uno spartiacque” racconta Croce. Che poi si è trasferito a New York, ha cambiato mestiere recuperando se stesso, “spiritualmente e professionalmente. Anche perché avevo trascurato la mia natura, cioè la parte artistica. Però ero stato il più grosso produttore di televisione di varietà italiano”. La seconda vita è più vera della prima? “Quella era una specie di bolla folle. E’ immorale tutto quello che mi è successo, mi vergognavo e quindi dilapidavo con grave disappunto di mia moglie e dei miei figli”. Oggi Croce, 73 anni, ha un film in uscita, scrive sceneggiature, va in palestra tutti i giorni.
        E ha un consiglio, soprattutto per i giovani: “Non fatevi abbagliare da percorsi troppo facili. Arrivate per primi e andate via per ultimi”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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