
VIAGGIO IN ABRUZZO: IMMAGINI DI ARCHITETTURA NEGLI SCRITTORI/VIAGGIATORI DEL NOVECENTO (EDIZIONI TEXTUS L’AQUILA, PP. 856, 75 EURO) L’ultimo libro di Raffaele Giannantonio, professore ordinario dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti Pescara, prosegue la ricerca sui rapporti tra l’architettura e letteratura caratteristica della produzione scientifica del suo autore. Si tratta di un volume di 856 pagine in bianco e nero e a colori, con grafica di Andrea Padovani (Zoe Design) e foto di Luca Del Monaco, articolato in tre parti principali.
La prima delinea le figure degli scrittori/viaggiatori che hanno lasciato spettacolari immagini dell’Abruzzo del Novecento.
Sono autori stranieri (Ashby, Federer, Hooker, Harrison, Hamilton Jackson e altri) e italiani (Pirandello, Natalia Ginzburg, Gadda, Ojetti, Savinio e altri), il cui caratteristico linguaggio viene posto a confronto con le analisi scientifiche dell’autore, consentendo così una lettura ‘integrale’ delle varie opere. Come scrive infatti Sergio Pace nella sua presentazione, “pensare che un romanzo, un racconto, una poesia, persino il testo di una canzone possano essere fonti di minore importanza rispetto al disegno architettonico o al piano urbanistico, alla relazione di cantiere o ai libri di conti è un’ingenuità bell’e buona”.
Nella seconda parte invece ci sono le città, i paesi e i monumenti ‘urbani’ analizzati dagli stessi autori: un grandioso mosaico di realtà apparentemente immobili o in vorticosa espansione attraverso gli appuntamenti con la storia della terra d’Abruzzo: le guerre, i terremoti, le ricostruzioni e il preteso sviluppo puntualmente riportati nelle cronache di viaggio, nei soggiorni e nei report di giornalisti d’eccezione in quella terra oscura e misteriosa d’inizio secolo sottoposta nel secondo dopoguerra a una violenta accelerazione nei centri maggiori e nella fascia costiera.
Nella terza parte si susseguono le emergenze architettoniche site all’esterno dei nuclei urbani che hanno maggiormente riscosso l’attenzione di viaggiatori e scrittori: una sorta di classifica di gradimento da cui emerge – forse con risultati sorprendenti – la più genuina natura storica e culturale della regione.