
(di Paolo Petroni) GIANCARLO DE CATALDO, ”UNA STORIA SBAGLIATA” (EINAUDI, pp. 128 – 15,50 euro) – Io so, ma non ho le prove: so perché sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di capire e immaginare, che cerca di rimettere insieme i pezzi e ristabilire la logica, scriveva a suo tempo Pasolini ed è lo stesso procedimento che segue Giancarlo De Cataldo in alcuni dei suoi romanzi, come quest’ultimo che, con una narrazione a suspense, ricostruisce l’anima nera degli anni ’70 del secolo scorso tra compromessi, depistaggi, complicità a un disegno che smonti la carica utopica e i progressi politici e sociali di un paese come il nostro in epoca di guerra fredda e strategia della tensione.
Siamo nel 1974, anno del successo del referendum sul divorzio e di atroci attentati, quando la morte di una ragazza, Lucia, per overdose di eroina, uno dei primissimi casi di quella che diverrà quasi una piaga, appare sospetta al vicecommissario Paco Durante, poliziotto che crede nella giustizia e la legalità e ben conosce il sistema in cui si muove e sa che bisogna saper scegliere nel proprio percorso le persone con cui agire e guardarsi da quelle che operano in direzione opposta. Suo importante alleato nel non farsi intimidire è allora il sostituto procuratore Gianfelice Agnello, rimasto scottato da una sua inchiesta sui servizi segreti eppure ”supremo rompicoglioni” sempre pronto a cercare di far luce su tutto ciò che non appare chiaro se appena gli si offrono le ragioni, i sospetti e i fatti per farlo e arrivare alle necessarie prove.
La realtà che scoprono, anche grazie a Sara, una psichiatra che lavora in un centro di cura per le tossicodipendenze, è il diffondersi della micidiale potente eroina tra i giovani che ne taglia entusiasmi e passioni, offerta in quantità e a poco, mentre erba e altre droghe leggere divengono carissime e difficili da trovare, sospettando così un disegno criminale e magari politico. Ecco allora le sfide di competenza e gli altolà che vengono dalla Narcotici e il suo capo Ortenzi, che forse ha dietro qualcuno o interessi personali che però qualcuno manovra e si sospetta sia la Cia. Quella Cia che aveva introdotto allo steso modo l’eroina nei ghetti neri d’America nel momento in cui stavano esplodendo e le Pantere Nere parevano affermarsi.
Naturalmente per far questo c’è bisogno di trafficanti del ramo e la mafia è l’ideale, così Paco si troverà a dover avere a che fare con curiosi e inquietanti personaggi, dall’americano Jay Dark al cosiddetto Zio Carlo.
Per quattro anni le indagini vanno avanti, girando per l’Italia e con un salto a Londra, non sempre anzi spesso evitando le vie ufficiali in una Roma ben ricordata nei suoi luoghi, dal caffè dello Zodiaco al cineclub Tevere, dal quartiere Coppedè alla Camilluccia, sullo sfondo di fatti internazionali che segnarono quella stagione con la nascita delle Brigate Rosse e la stagione del terrorismo, culminata nel rapimento di Aldo Moro, il cui destino verrà deciso da gente indefinita, attenta ai propri interessi, riunita in una Camera di compensazione, ovvero ”un luogo che non esiste, dove gente che non esiste si incontra per decidere cose che non accadranno, e che se dovessero accadere resteranno per sempre senza spiegazioni”, come spiega Jay Dark e come il povero Paco si troverà a pagare per quel che va scoprendo, visto che tutto si svolge in una dimensione in cui la pietà è esclusa e le debolezze umane costano care, compresa quella di voler sapere la verità.